REGGIO CALABRIA. Siap: “In Calabria l’emergenza criminalità è oramai divenuta condizione cronica”

REGGIO CALABRIA . Una rapina, due morti. Ecco il tragico rapporto numerico di 1:2 dei fatti di D...

REGGIO CALABRIA. Una rapina, due morti. Ecco il tragico rapporto numerico di 1:2 dei fatti di Delianuova, ultimi di una lunga serie che ha contrassegnato l’inizio del nuovo anno. Oramai è fatto risaputo che l’attuale situazione di crisi economica abbia fornito un input importante all’incremento dei cosiddetti reati “predatori”, quali rapine e furti, su l’intero territorio nazionale, e la Calabria non fa eccezione a questa triste regola. E’ proprio la regione calabrese a rincarare la dose tingendo di sangue i giorni di festa trascorsi, lasciando per terra un commerciante padre di famiglia ed un ragazzo di diciannove anni. Le cifre sbattute sulle prime pagine evidenziano inesorabili un’emergenza criminalità che da troppo tempo persiste e che, pertanto, più non può essere definita tale. L’emergenza è oramai divenuta condizione cronica di una regione che grazie alla disoccupazione, al disagio giovanile ed alla stratificata cultura mafiosa, offre manovalanza e nuove leve da destinare alla carriera delinquenziale. A giusta causa, quindi, non può più parlarsi di microcriminalità, che di “micro” ha ben poco, bensì di criminalità diffusa, volendo con tale espressione indicare tutta quella serie di fatti e reati che coinvolgono su larga scala la popolazione, sia in qualità di autori che di vittime del reato. Una ricerca condotta dalla Facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza ha stabilito che tra le paure degli italiani, la criminalità si classifica al secondo posto, soprattutto nelle aree urbane: preoccupazione pubblica superata soltanto dalla disoccupazione. Ma in Calabria la situazione s’inverte: nelle aree urbane risulta esservi una maggiore percezione della sicurezza, mentre nel resto del territorio, nelle aree lontane dalle città, la sensazione avvertita dalla popolazione è quella di scarsa sicurezza ed abbandono da parte delle istituzioni. Nella regione calabrese, purtroppo, sicurezza percepita e sicurezza reale coincidono, nel senso che nelle vicende quotidiane si registrano numerosi fatti delittuosi, talvolta tragici, la cui prevenzione e repressione risulta effettivamente difficoltosa. Un’area impervia ed estesa, uno scarso controllo del territorio dovuto al numero esiguo di forze di polizia impiegate su strada, una politica locale incapace di strategie economico-sociali di rivalutazione del territorio, aggravano la situazione lasciando il campo aperto a fenomeni criminali diffusi. Sondare il fenomeno della criminalità diffusa significa conoscere anche la percezione sociale di un rischio così pervasivo e, quindi, risulta fondamentale per una strategia governativa tesa a garantire la sicurezza dei cittadini, sia in termini di “sicurezza reale” che di “sicurezza percepita”. Se lo scopo della politica nazionale è quello di far ripartire il Paese, occorre rimettere in moto innanzitutto il Sud, non solo in termini economici, ma anche dal punto di vista della qualità della vita. Sicurezza dei cittadini ed economia sono un binomio imprescindibile: una società sicura e che si sente tale, che si identifica nello Stato, che ha fiducia nelle istituzioni e che ad esse ricorre per ottenere giustizia e garanzia dei propri diritti, è una società più serena, più efficiente, più stabile e più produttiva. Diversamente, si avrà una società in cui regna il caos, dove lo Stato non sarà più visto come garante di sicurezza, dove prolifererà l’illegalità ed in cui i cittadini saranno spinti a ricorrere a forme di giustizia privata. Ecco che il tema della sicurezza diviene un parametro imprescindibile per attivare strategie di crescita del Paese: dalle problematiche ambientali, alle infrastrutture, dalle reti tecnologiche di comunicazione fino alla vita quotidiana dei cittadini. Un’analisi sociologica dell’aumento della criminalità diffusa direttamente proporzionale alla crisi economica, è quindi essenziale al fine di promuovere una cultura della prevenzione intesa soprattutto come capacità di individuare percorsi di sviluppo basati su progetti concreti, di ampia diffusione e che, soprattutto, siano supportati dalla costanza necessaria per il loro compimento e non restino esclusivamente promesse in tempo di campagna elettorale.
Raffaele Serranò
segretaria regionale Siap Calabria
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